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Quante bugie
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Scritto da Cavatallo   
luned́ 15 febbraio 2010

La storia la fa sempre chi la racconta. Negli anni ho imparato che la storia poi, la scrivono i vincitori e questo è successo anche alla nostra cara Italia. Oggi la storia la scrive chi detiene il potere, e quella scatoletta che tutti abbiamo a casa è capace di uniformare ogni coscienza e assoggettarla ai potenti.

Ma andiamo per ordine.
Nel febbraio del 2007 si gioca il posticipo serale Catania-Palermo; gravissimi sono gli incidenti negli spazi angusti fuori dal Cibali, dove i tifosi del Catania cercano il contatto con i rivali del Palermo, scortati e portati all'interno dello stadio a partita iniziata (e già qui c'è da riflettere su questo tipo di servizio d'ordine). I tifosi del Catania vanno oltre, ormai decidono di voler a tutti i costi lo scontro con quelli del Palermo, dopo gli incidenti dell'andata la rivalità è ancora più sentita.

Violenti sono gli scontri con le FdO che cercano di evitare il contatto. Ne fa le spese l'ispettore Filippo Raciti che muore in seguito a questi incidenti.
Iniziano le storie e per quanto noi tutti possiamo essere addolorati per la morte di un uomo, dobbiamo in coscienza denunciare queste bugie; la prima versione parla di una bomba carta lanciata dai tifosi rossoblu, ma poi questa versione cambia e si parla di un grosso oggetto contundente (un sottolavello), lanciato contro il poliziotto da Antonino Speziale ripreso anche dalle telecamere a circuito chiuso del Cibali con un grosso oggetto in mano, ma nulla più. Le versioni date, iniziano a vacillare quando i RIS di Parma, con un comunicato, fanno sapere che l'oggetto è inidoneo a provocare la morte....parole chiare che però vengono insabbiate in modo “molto” naturale.
A suffragare il comunicato dei RIS parmensi anche le dichiarazioni di un collega di Raciti che dichiara: “innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura e ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo e ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra” . Scomparse queste dichiarazioni come sono scomparse anche i segni di vernice blu rinvenuti sugli abiti di Raciti, quelli delle strisce blu dei parcheggi, evidente prova che l'impatto con la terra sia stato molto violento, non causato da una semplice caduta. Quante bugie.
L'altra settimana è arrivata la condanna in 1° grado a 14 per Antonino Speziale, praticamente senza prove.

In seguito agli incidenti di Catania, dove dobbiamo ovviamente sottolineare la particolare aggressività dei catanesi nei confronti della celere, in Italia si scatena la reazione, prima mediatica e poi repressiva, nei confronti degli ultras e anche di molti altri.
La storia ci vede coinvolti anche come gruppo, poiché in quei giorni nascono i C361 con tutto l'entusiasmo del caso e uno striscione da portare al Lamberti, entusiasmo però represso in parte dalla determinazione dell'ormai tristemente famoso osservatorio sulle manifestazioni sportive, che per debellare i mali del calcio, oltre all'indifendibile divieto di trasferta, proibisce dal 1° aprile 2007 l'introduzione all'interno degli stadi di bandiere, striscioni, fumogeni e megafoni....i cosiddetti strumenti di tifo; più una punizione che una soluzione vera alla violenza.
Le bugie di Catania vanno avanti per mesi, mesi in cui Speziale viene detenuto in carcere nonostante il sistema accusatorio non stia in piedi e le perizie fanno cadere le prove contro il 17enne catanese; non succede lo stesso un anno e mezzo dopo.
Un noto deejay romano, tifosissimo della Lazio, dopo una notte passata al lavoro in una discoteca della capitale, parte alla volta di Milano con i suoi amici per seguire la sua Lazio impegnata nella trasferta contro l'Inter.
Fatale la sosta presso l'autogrill di Badia al Pino nei pressi di Arezzo, quando per sedare la rissa che scoppia tra il gruppo di Gabriele e alcuni tifosi juventini, un agente della polizia tale Luigi Spaccarotella dalla corsia opposta a quella dove scoppia la rissa, spara un colpo di pistola ed ammazza Gabriele. Dalla conferenza stampa al processo inizia un'opera di diffamazione senza precedenti, il tutto volto a screditare la figura di Sandri.
Questa volta però, chi tenta di diffamare Gabriele trova un ostacolo duro da superare nella famiglia di Gabriele, che ribatte colpo su colpo alle infamie.
In questo caso però, a differenza di Speziale, Spaccarotella non va in carcere eppure in questo caso si sa che ad uccidere Gabriele è stato proprio lui. Anzi, succede di peggio, al processo nonostante i molti testimoni confermano la volontarietà del gesto omicida, Spaccarotella in 1° grado si becca solo l'omicidio colposo e 6 anni di detenzione, che molto probabilmente non saranno mai scontati.
Quello che mi fa più rabbia sono le reazioni ad entrambi i processi: Spaccarotella che dichiara “ho pianto di gioia” eppure ha ammazzato un ragazzo; la vedova Raciti che abbraccia il suo legale e dichiara di essere molto soddisfatta, eppure dovrebbe essere consapevole che questa giustizia ha solo rovinato la vita di un ragazzo, un capro espiatorio in un processo di Stato, condannato senza prove.

Quante bugie.

Bugie
Ultimo aggiornamento ( marted́ 09 marzo 2010 )
 
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